Lo yoga è una disciplina antichissima le cui origini si perdono nella notte dei tempi, non ci sono date certe a riguardo, alcuni ricercatori ne stimano l’origine a 6000 anni fa. La sua misteriosa storia viene riportata con miti e leggende che vedono coinvolti in intricate vicissitudini uomini e dei; era una tradizione trasmessa oralmente da maestro a allievo e i primi testi scritti risalgono intorno al 1600 a.C.

Krishnanamacharya

Maestro dei maestri di yoga Krishnanamacharya

Ha avuto origine in India e dagli inizi del secolo scorso grazie ad alcuni rilevanti maestri, ha avuto una graduale diffusione che negli ultimi anni sta aumentando esponenzialmente: in America i praticanti di questa disciplina sono quintuplicati nell’ultimo decennio e oggi si conta che siano ben 20 milioni, in modo simile sta dilagando a macchia d’olio anche in Italia.

Questa rapida diffusione, se da un lato auspicabile, non sta al passo con una chiara conoscenza dello yoga e le proposte che si trovano, hanno spesso poco a che fare con questa disciplina.

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Krishnanamacharya

Nel senso più classico del termine lo yoga è una filosofia. È una elaborazione e sintesi di antiche correnti di pensiero che come tutte le filosofie antiche indiane avevano l’ambizioso scopo di trovare una soluzione definitiva al problema della sofferenza.

Questa ricerca parte dalla considerazione che tutta la felicità e il piacere che possiamo ottenere dall’esterno sono impermanenti, concludendosi quindi inevitabilmente con la sofferenza.

Questa filosofia sostiene che nel momento in cui la mente diventa profondamente pacifica e priva di pensieri si realizza uno stato di coscienza in cui si può sperimentare una gioia incondizionata e imperitura che è da sempre parte di noi.

Tra i testi fondamentali di questa filosofia vi sono gli Yoga Sutra di Patanjali, in cui metodicamente vengono descritti i passi della pratica e i vari stadi di meditazione che gradualmente portano allo stato di assenza di pensieri che viene chiamato samadhi o realizzazione del Sé. Questo stato di coscienza, di immutabile e crescente gioia, è lo scopo originale e classico dello yoga, non quindi la flessibilità, la salute né tanto meno la risoluzione dello stress.

In tempi successivi e tutto sommato recenti, sono state elaborate pratiche corporee di esercizi fisici, il primo testo a riguardo è l’ “Hatayoga Pradipika” (1400 d.C) e come chiaramente espresso nelle prime righe lo scopo della pratica, pur coinvolgendo il corpo è la realizzazione dello stato di samadhi. Qui vengono descritti i principali esercizi fisici e respiratori il cui scopo, coerente con le intenzioni originali, è quello di sciogliere il corpo e la mente da tensioni e rigidità, ed entrare in uno stato di profonda quiete e concentrazione, per cui in questo stato psicofisico la meditazione diventa più facilmente possibile.

Venendo in occidente questo aspetto è stato quasi totalmente dimenticato e lo yoga da percorso di trascendenza è diventato un mezzo di fitness, antistress e benessere.

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Il che non è affatto un male, in fondo lo yoga offre un insieme di tecniche psicofisiche che possono essere utilizzate efficacemente per gli scopi più svariati, ma quando le intenzioni originali vengono totalmente dimenticate e le rivisitazioni utili e necessarie che ha avuto venendo in occidente si distanziano eccessivamente da quello che era in origine, ci troviamo a chiamare yoga pratiche che hanno ben poco a che fare con esso.

E di nuovo il tipo di formazione, esperienza e professionalità dell’insegnante sono elementi determinanti.

Una proposta moderna ma coerente con la tradizione classica è necessaria per rendere onore a questa disciplina millenaria, che se adeguatamente praticata può essere uno straordinario strumento di benessere psicofisico e, per i più ambiziosi, una possibilità di contattare e rigenerarsi alla sorgente infinita di incondizionata gioia che c’è in ognuno di noi.